mercoledì 4 gennaio 2012

Augusta - Luce ad Intermittenza

Da circa un Mese Augusta subisce uno scempio, causato dall'assenza di Luce Pubblica nella varie zone della Cittadina.
Prima del Periodo Natalizio c'era al Buio tutta la zona della Porta Spagnola, durante le Festività natalizie si è magicamente illuminata la zona appena citata per spegnersi un tratto della via Megara, ora pare ci siano oltre la Via Megara altre zone al Buio.
Inoltre abbiamo accolto le lamentele di diversi cittadini, di lampade fulminate ed ancora dopo circa tre mesi non riparate.
Come mai l'amministrazione non si fa carico di questi problemi ?
Come mai nessuno ascolta ed interviene ?
Cosa starà accadendo ad Augusta . . . un grave disinteresse voluto ... oppure ?

1 commenti:

  1. La spedizione dei Mille
    La sera del 5 maggio 1860, dallo scoglio di Quarto (Genova), partiva la spedizione dei Mille, comandata dal generale Giuseppe Garibaldi, sui vaporetti Lombardo e Piemonte.
    La mattina dell'11 maggio i vaporetti della spedizione sbarcavano nel porto di Marsala, non incontrando alcuna resistenza borbonica, anche per la presenza di due navi da guerra inglesi in porto. Il 14 maggio 1860 Giuseppe Garibaldi si proclama a Salemi dittatore della Sicilia in nome di Vittorio Emanuele II di Savoia.
    I Mille di Garibaldi, affiancati da 500 "picciotti" sconfissero le truppe borboniche nella battaglia di Calatafimi (15 maggio). Intanto a Palermo scoppiava una violenta rivolta, dando così la possibilità a Garibaldi di conquistare facilmente la città, sbaragliando i battaglioni borbonici che combattevano contro i patrioti siciliani sia nel centro abitato che dalle navi ancorate al porto di Palermo.
    Il 20 luglio i Mille sconfiggono definitivamente i Borboni nella battaglia di Milazzo e, nei giorni successivi, ottengono la resa di Messina, avendo così il passaggio aperto per continuare le battaglie contro il Regno delle Due Sicilie nel continente. Molti siciliani si arruolarono nell'Esercito meridionale di Garibaldi. La Sicilia, conquistata per intero, è pronta per l'annessione al Piemonte.
    Il plebiscito e l'unione al Regno d'Italia
    Il 21 ottobre 1860 nel Regno delle Due Sicilie si svolse il plebiscito per decidere l'annessione al Piemonte. In Sicilia, su 2.232.000 abitanti, gli iscritti alle liste elettorali erano circa 575.000. Si presentarono a votare in 432.720 (il 75,2 % degli aventi diritto), di cui 432.053 si dichiararono favorevoli e 667 contrari. La virtuale unanimità ottenuta dai favorevoli all'annessione, che venne peraltro riscontrata in tutti i plebisciti svolti nei vari stati preunitari, non ha mancato di sollevare forti dubbi sulla genuinità e sulla correttezza delle operazioni elettorali
    La delusione
    Le classi più povere, i braccianti e i contadini avevano sperato che il nuovo ordinamento avrebbe assicurato la distribuzione delle terre dei latifondi e dei feudi della chiesa; ma i più si ritennero ingannati quando si resero conto che non sarebbe stata effettuata alcuna riforma agraria.
    Il Conte Camillo Benso di Cavour, che aveva fretta di definire l'atto di annessione nel timore di un intervento militare delle potenze amiche dei Borboni, scavalcando Garibaldi e le sue promesse, estese alla regione le leggi e i regolamenti in vigore nel Regno di Sardegna. Venne ignorato del tutto il fatto che la Sicilia godesse già di leggi speciali e di una certa forma di autonomia sotto i Borboni, ottenute anche a seguito di precedenti rivolte popolari, e furono trascurate le spinte autonomistiche che la Sicilia aveva sempre manifestato nei confronti dei poteri centrali succedutisi negli anni.
    Tutto ciò provocò in poche settimane il passaggio dall’entusiasmo ad una vera e propria forma di ostilità per tutto ciò che sapeva di "piemontese". Non fu certo una buona mossa neanche quella di inviare funzionari e amministratori del nord Italia in Sicilia con la motivazione che c’era troppa corruzione e clientelismo. Il loro modo di pensare era diverso da quello degli isolani e questo aggravava le incomprensioni.
    Oltre alla mancata distribuzione delle terre, promessa da Giuseppe Garibaldi, vennero introdotte nuove pesanti imposte come quella sul sale, sul macinato[1] (che colpiva prodotti basilari per l'alimentazione delle classi inferiori come il pane e la pasta)[2] e venne attuato il servizio militare obbligatorio. In un mondo contadino, in cui il numero di braccia era quello che faceva la quantità di raccolto, togliere alle famiglie soggetti giovani e in pieno vigore per il lungo servizio militareriduceva molte di queste alla disperazione. Inoltre i renitenti e i disertori, dandosi alla macchia, finivano con l'ingrossare le file della malavita.
    Antonio D.

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