sabato 18 febbraio 2012

Ricercatori americani: "lo zucchero dannoso quanto l’alcol"


USA - Tre ricercatori della University of California, San Francisco School of Medicine, hanno effettuato uno studio sui danni derivati dall’attuale smodato uso dello zucchero, pubblicando un articolo sulla rivista scientifica "Nature", di febbraio, che s’intitola: "Sanità pubblica: la verità sulla tossicità dello zucchero".
In tutto l’Occidente il derivato della barbabietola da zucchero favorisce l’obesità, contribuendo al dilagare del diabete, delle malattie cardiovascolari, dei tumori, portando alla morte 35 milioni di persone ogni anno. In America, in questi ultimi 50 anni, il consumo dello zucchero è triplicato e la facile reperibilità lo rende un nemico pericoloso, che agisce lentamente ma inesorabilmente.
I tre ricercatori, Claire Brindis, Laura Schmidt, Robert Lustig, propongono il divieto di cibi e bevande dolci all’interno delle scuole e l’introduzione di una soprattassa come già è stato fatto per il tabacco e l’alcol. Robert Lustig consapevole che è necessaria una "dura battaglia politica contro la lobby dello zucchero" per poter apportare i cambiamenti necessari alla salute della collettività.
"Non si tratta di proibizionismo - chiarisce Laura Schmidt - né di un’interferenza dello stato nella vita delle persone, ma soltanto un modo per rendere il consumo di zucchero meno conveniente".
Lo zucchero, denominazione comune del disaccaride saccarosio, apporta all’organismo le cosiddette "calorie vuote", ossia calorie in abbondanza e nessun elemento utile dal punto di vista nutrizionale e "il livello consumato in occidente cambia il metabolismo, alza la pressione, altera i segnali ormonali e causa danni significativi al fegato. I pericoli per la salute sono largamente simili a quelli che si hanno bevendo troppo alcol, che non a caso deriva dalla distillazione dello zucchero".
"Non è facile - commenta Claire Brindis - cambiare le abitudini delle persone. E, comunque, un intervento efficace, per ridurre il consumo di questo alimento, non può basarsi soltanto sul cambiamento dei comportamenti individuali, ma richiede soluzioni più ampie, che coinvolgano l’intera comunità. A partire da un miglioramento dell’informazione su quello che la scienza dello zucchero sta scoprendo".
Pure l’aspartame e il fruttosio sono sotto accusa. Robert Lustig spiega che "una crescente mole di prove scientifiche mostra che il fruttosio può innescare processi tossici per il fegato e favorire malattie croniche".
Quindi informazione, sempre, moderazione e… miele.
fonte: nocensura.com

Sanita' : il caso Augusta, apologia di un disastro annunciato


Augustaonline, nell'intento di far comprendere meglio ai propri lettori le complesse dinamiche che stanno portando all'illogico epilogo per la struttura sanitaria di Augusta, ha chiesto allo studioso Giuseppe Moschitto, dottore in Chimica in pensione e attento utilizzatore della rete, un suo intervento sulla programmazione sanitaria rispetto al complesso quadro epidemilogico del territorio negli anni. Abbiamo chiesto di riepilogare , in maniera succinta, le tappe fondamentali e i vari interventi dei protagonisti, tecnici e politici, nel tempo per poter avere un quadro complessivo da poter mettere sulla bilancia della (in)giustizia che sta mettendo in evidenza errori programmatici di enorme gravità e un irrimediabile danno futuro alla città, alle popolazioni di un territorio che ha già dato molto, troppo, nell'ambito di danno ambientale. Il prezioso contributo del dottor Moschitto lo pubblichiamo in esclusiva nella speranza possa servire a chi ,ancora oggi, è garante della giustizia e del diritto alla salute. 


 18 febbraio 2012 - Con la pubblicazione nel 2006 dell'Atlante della Mortalità e dei Ricoveri per i Tumori e per le Patologie cronico degenerative in Provincia di Siracusa "… Rerum Cognoscere Causas", il terzo della serie, si è chiuso un ciclo di 11 anni (1995-2005) di indagini epidemiologiche che hanno dotato la Provincia di una autorevole e preziosa banca dati di indici sanitari, indispensabili alla Sanità provinciale e regionale per attivare i piani di prevenzione, per valutare l'efficienza e la qualità dei servizi sanitari e per preparare programmi di adeguamento e di sviluppo delle strutture sanitarie basati sui bisogni reali della popolazione. Questo ultimo punto è stato esplicitato, dallo stesso Comitato scientifico del Registro Territoriale di Patologia, nel modo seguente: "… il principale obiettivo di questo lavoro, in fondo, rimane quello di poter suggerire al decisore politico e all'alto management ipotesi di allocazione delle risorse e di pianificazione degli interventi sanitari in Provincia di Siracusa attraverso la conoscenza esatta dei dati epidemiologici, collegando la Programmazione Sanitaria dei prossimi anni ai reali bisogni sanitari del territorio siracusano". Le linee guida che suggeriscono di utilizzare i dati Epidemiologici a supporto della programmazione sanitaria, da quanto risulta da dichiarazioni rilasciate dai diretti interessati nell'ultimo decennio, sono state condivise all'unanimità dalla comunità scientifica, dagli operatori sanitari e dai politici, compresi l'assessore alla Sanità della Regione siciliana in carica ed il suo predecessore (vedi appendice) Ma solo a parole e non nei fatti. Sorge, infatti, il dubbio che il piano sanitario regionale, per quel che riguarda la provincia di Siracusa (D.A. n° 1377/2010), sia stato redatto senza rispettare le linee guida condivise da tutti, ossia senza aver preso visione né dei risultati dei numerosi studi monografici condotti saltuariamente da qualificati ricercatori, né dei risultati emersi dalle indagini epidemiologiche sistematiche condotte dal Registro Territoriale di Patologia dell'ASL 8 di Siracusa, dal 1995 al 2005, un arco di tempo di 11 anni sufficiente per validare l'attendibilità e la significatività statistica dei dati. La fondatezza del dubbio deriva dal fatto che, nonostante le indagini epidemiologiche ufficiali abbiano messo in evidenza che nel comprensorio territoriale dei Comuni di Augusta, Melilli e Priolo, sono stati riscontrati i tassi più alti della provincia di patologie teratogene, perinatali, neonatali e ginecologiche, la sanità regionale decreta di chiudere i reparti di ginecologia-ostetricia e pediatria dell'ospedale Muscatello, proprio quei reparti che vantano la domanda sanitaria relativa più alta della Provincia. La conferma della chiusura, che avverrà a breve termine, (il 20/febbraio/2012 secondo l'ultimo crono programma ndr) è stata data con la promulgazione dell'ultimo decreto pubblicato nella Gazzetta ufficiale della regione Sicilia del 05/01/2012. Una decisione ritenuta illogica, se si fa fede alla criticità sanitaria locale che deriva dalle patologie sopradette ed incoerente, perché contraria alle affermazioni di autorevoli personalità e dagli stessi estensori del piano sanitario. (In Appendice vengono riportati stralci delle affermazioni e commenti di personalità accademiche, sanitarie e politiche sull'utilizzo delle indagini epidemiologiche ai fini della programmazione sanitaria) A questo punto, è d'obbligo conoscere cosa è veramente emerso dai dati empirici prodotti e qual è il grado di criticità sanitaria accertato nell'area comunale di Augusta, Melilli e Priolo. Per correttezza bisogna premettere che le indagini epidemiologiche, come tutte le indagini statistiche, si prestano ad essere interpretate in modo diverso da persone diverse per cui è difficile capire qual è il reale grado di criticità. Sarebbe quindi giusto che si conoscesse, il grado di criticità percepito dalla gente dalle notizie divulgate dai media negli ultimi decenni, con frequenza quasi giornaliera, ed il grado di criticità reale che è emerso dagli studi epidemiologici ufficiali. 

Grado di criticità percepito dalla popolazione residente: 
1- Incidenza delle malformazioni congenite: circa quattro volte superiori alla media nazionale ; 2- Mortalità per malformazioni congenite: circa quattro volte superiori alla media nazionale; 3- Mortalità per malattie perinatali: circa quattro volte superiori alla media nazionale ; 4- Mortalità Infantili: media provinciale 62,2% in più della media regionale. Dato su cui pesano notevolmente le mortalità per malformazioni congenite e per malattie perinatali riscontrate ad Augusta e Melilli. (dal che si deduce che in queste due aree comunali i Tassi di Mortalità Infantili dovrebbero essere da terzo mondo) ; 5- Interruzioni Volontarie di Gravidanza: circa due volte superiori alla media provinciale e circa quattro volte superiori alla media nazionale; 6- Mercurio nei Capelli delle Donne di Augusta: 27% in più rispetto alle Donne di Catania. Viene asserito però che "Le concentrazioni di mercurio trovate nei capelli delle donne di Augusta erano molto vicine a quelle riscontrate ai suoi tempi a Minamata"; 7- Composti organoclorurati nel latte materno delle puerpere di Augusta: concentrazioni dal 70 all'82% in più rispetto a quelle riscontrate nelle puerpere di Catania.
Questo quadro sanitario da allarme rosso così come è stato riportato dai media, per la sua alta drammaticità, è stato definito dalla stampa locale "sconvolgente…e tale da far sobbalzare gli abitanti dei centri industriali della nostra provincia", ha contribuito ad esasperare gli animi dell'intera popolazione dell'area industriale facendola precipitare in un pericoloso stato di terrore cronico, ed è riuscito persino a polarizzare l'attenzione del mondo intero su questo fenomeno, meglio conosciuto come "Il Caso Augusta". Sembra però che i responsabili della Sanità regionale non abbiano avvertito la gravità del caso, in quanto, insensibili alla preoccupazione delle popolazioni ed al grido di allarme lanciato dalle parti scientifiche, sociali e culturali, e come se nulla fosse successo, decidono di reiterare il Decreto che sancisce la soppressione dei due reparti dell'ospedale Muscatello di Augusta, reparti essenziali per i trattamenti terapeutici e per tenere sotto una attenta osservazione l'evolversi di un fenomeno così drammatico. Spesso si è preferito mettere il bavaglio all'informazione che è la cosa più semplice da fare da parte dei potenti o dalla loro longa manus di turno.

Grado di criticità sanitaria reale:
A causa delle oggettive difficoltà interpretative dei dati epidemiologici, il grado di criticità sanitaria reale può essere valutato soltanto da specialisti in materia o da enti accreditati come l'OER (Osservatorio Epidemiologico Regionale). Nel caso specifico, anche se, dalla valutazione fatta dall'OER, la situazione sanitaria reale del territorio dovesse risultare meno critica di quella percepita, ma superiore al limite di soglia, (e non può essere altrimenti), non si comprende perché la Sanità si ostina ancora a depotenziare l'ospedale di Augusta anzichè rendere più efficienti i servizi essenziali. Urge allora che la Sanità faccia chiarezza su questo argomento. Personalmente, seppure convinto che i dati diffusi dai media siano stati amplificati ed enfatizzati al massimo, sono altrettanto convinto che la criticità sanitaria in questo territorio resta ancora alta. Ritengo sia doveroso che la Regione presti la massima attenzione affinché le informazioni date alla gente siano veritiere, trasparenti e chiare. Per concludere, se quanto elencato è la reale situazione, chi può dare torto alla popolazione di questo territorio , che tanto ha dato allo Stato ed alla Regione, quando contestano il decreto che appare ingiusto? Un Piano redatto disattendendo le norme basilari che regolano la programmazione sanitaria? In fondo non chiedono altro che sia riconosciuto loro il diritto alla Salute, sancito dalla nostra Costituzione e dalla Organizzazione Mondiale della Sanità. Desideriamo ribadire che i cittadini di questa area industriale non chiedono privileggi particolari, ma soltanto che siano rispettate le regole, in modo che la Giustizia prevalga sull'ingiustizia. Lo stato di diritto che dovrebbe tutelare i diritti fondamentali.
fonte: augustaonline.it

STEFANIA PRESTIGIACOMO/ Inchiesta sui conflitti d'interesse del Ministro


Stefania Prestigiacomo, prima che essere politica, è innanzitutto imprenditrice italiana. E questo non è affatto secondario: sulla figura del Ministro, infatti, passano decine e decine di conflitti di interesse. Anzi, prima che la Prestigiacomo cominciasse a riscuotere successi su successi in Parlamento, l’azienda di famiglia non se la passava molto bene. Poi tutto cambiò e l'attuale Ministro dell'Ambiente scoprì le bellezze del petrolio...

Allarme rientrato. Dopo i timori di un addio di Mara Carfagna, anche Stefania Prestigiacomo infatti aveva minacciato di abbandonare il Popolo della Libertà lo scorso 22 dicembre. Ma anche lei, come la sua collega Ministro, ha fatto dietro-front: proprio ieri la Prestigiacomo ha annunciato che resterà nel Pdl, non prima di aver ringraziato Silvio Berlusconi per “il fatto che Berlusconi non ci chieda di cambiare il nostro carattere”. Dunque la Prestigiacomo rimane al suo posto. Nel partito e a capo del Ministero dell’Ambiente. Ma la vicenda ci ha incuriosito: che titolo ha la Prestigiacomo per essere a capo di tale Ministero? Le risposte che siamo riusciti a darci sono parecchio interessanti.

Stefania Prestigiacomo, prima che essere politica, è innanzitutto imprenditrice italiana. E questo non è affatto secondario: sulla figura del Ministro, infatti, passano decine e decine di conflitti di interesse. Anzi, prima che la Prestigiacomo cominciasse a riscuotere successi su successi in Parlamento (è già stata anche Ministro per le Pari Opportunità, a soli 34 anni, nel Governo Berlusconi II), l’azienda di famiglia non se la passava molto bene. Come rivela Giorgio Mottola in un articolo su Terra, “ancora oggi, ci sono ben 957 creditori che bussano alla porta del capostipite Giuseppe Prestigiacomo”, il padre di Stefania. I quali creditori avanzano più di 50 milioni di euro dal 1997, anno del fallimento di Sarplast, uno dei primi gruppi aziendali dei Prestigiacomo. “Ma dal 2001, da quando cioè Stefania è diventata per la prima volta ministro – continua Mottola - tutto sembra in discesa. Le società di famiglia non hanno più alcun passivo”.

E in effetti i conti tornano. Anche perché da allora i Prestigiacomo hanno intrapreso strade preferenziali per giungere ad affari con grandi gruppi industriali, come Eni, Agip, Erg, Esso, Edison. E i guadagni sono arrivati innanzitutto dal petrolio.

Vediamo di capirci meglio. A 12 miglia dalle coste siciliane si trova la piattaforma Vega A, che appartiene per il 60 per cento a Edison e per il restante 40 a Eni. Tuttavia i lavori erano stati bloccati perché la superpetroliera “Vega Oil” non disponeva del doppio scafo previsto dalle nuove normative europee. Ed ecco che si fanno avanti i Prestigiacomo, nella figura della sorella maggiore Maria Pia: “una delle sue società, la Coemi (controllata di Fincoe, nel cui cda siede Stefania, almeno fino al 2009) ha messo su – continua Mottola - in quattro e quattr’otto, il consorzio Cem con altre nove società siracusane”. E questo consorzio ha realizzato prontamente una nuova petroliera, la Leonis. Ma, a parte questo, comunque la Vega A non è una piattaforma molto attenta ai danni ambientali: proprio ultimamente la Procura di Modica ha rinviato a giudizio i gestori per aver inquinato le falde acquifere “con modalità illecite e nocive per l’ecosistema, ma che avrebbe consentito risparmi per decine di milioni di euro”, come si legge nelle carte processuali.

Ma d’altronde la Prestigiacomo si troverebbe, come detto, in conflitto d’interessi su più questioni, rivestendo allo stesso tempo il ruolo e di controllore e di controllato. Essendo siracusani, i Prestigiacomo hanno quasi tutte le loro sedi aziendali nel territorio della Provincia di Siracusa. Tra questi ritroviamo anche la Ved, azienda petrolchimica, di cui proprietario è il padre Giuseppe, amministratrice la sorella Maria Pia. La Ved, in realtà, è balzata al centro di inchieste giudiziarie e giornalistiche già alcuni anni fa. Già nel 2001, anno in cui venne aperta un’inchiesta proprio dalla Procura di Siracusa addirittura per lesioni. E come mai? Presto detto.

Tutto comincia nel 1993. Un operaio scopre che suo figlio ha una malformazione congenita, reflusso urinario (per un danno all’uretere, i veleni del suo corpo tornano al rene). Dopo alcune operazioni, il problema viene risolto. Passano alcuni anni e lo stesso, identico problema si ripresenta: anche il figlio di un altro operaio deve operarsi urgentemente per febbre alta e reflusso urinario. Un anno dopo ancora lo stesso caso per il figlio di un altro dipendente della Ved. E i Prestigiacomo? Non sono di certo padroni desiderabili: basti pensare che uno di questi operai è addirittura cugino di secondo grado di Stefania, ma nessuno osò alzare un dito per aiutarlo. Altro piccolo esempio. Un altro operaio ha avuto due figli nati con alcune dita delle mani attaccate. L’operaio – giustamente – chiese un prestito ai suoi datori di lavoro per l’operazione, ma questi rifiutarono. Il figlio riuscì ad operarsi solo dopo una colletta tra i colleghi.

Tuttavia, col passare del tempo, il numero di tumori e bambini nati con malformazioni è aumentato in maniera esponenziale e lo Stato è stato “costretto” a bonificare l’area. E chi se n’è occupato? Chiaramente il Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo. Per la bonifica lo Stato, nel 2008, mise a disposizione 774 milioni di euro, ma di questi – rivela Mottola – “solo poco più di 220 milioni sono a carico delle società che hanno provocato l’inquinamento”. E non è nemmeno tutto: ad oggi nessun lavoro di bonifica è stato portato avanti, in quanto, via via, i soldi sono stati dirottati verso altre emergenze, o presunte tali.

Quanto detto finora ci potrebbe far capire, ad esempio, perché, a differenza di Mara Carfagna, la Prestigiacomo ha minacciato di uscire dal Pdl, ma non ha mai messo in dubbio il suo Ministero. Ora l’allarme è rientrato. È stato Silvio Berlusconi in persona a parlare e convincere il Ministro. D’altronde – lo sappiamo – lui è uno che se ne intende di conflitto di interessi.
fonte: infiltrato.it

Arance del Marocco, via libera della Ue "E' la fine dell'agricoltura siciliana"


Adesso il rischio, per i produttori siciliani, è di trovare sui mercati siciliani un chilo di arance a 17 centesimi al chilo. Passa a Strasburgo l'accordo tra Unione Europea e Marocco sulla liberalizzazione di alcuni prodotti ortofrutticoli e ittici. L'opposizione degli europarlamentari dei Paesi mediterranei non è bastata: i sì sono stati 369, contro 225 no e 31 astenuti. "È la fine dell'agricoltura siciliana", tuona Alessandro Chiarelli, presidente di Coldiretti Sicilia. L'accordo prevede l'eliminazione immediata del 55 per cento (dal 33 per cento attuale) dei dazi doganali sui prodotti provenienti dal Marocco. Mentre i dazi in uscita su frutta, verdura e pesce prodotti nei paesi dell'Unione Europea verranno ridotti del 70 per cento solo nei prossimi dieci anni. L'accordo, comunica Coldiretti, dovrebbe entrare in vigore da maggio.

Numeri che, tradotti in euro, fanno paura agli agricoltori. Critiche piovono da tutte le associazioni, da Coldiretti a Cia, Confagricoltura e Copagri. "Oggi  -  spiega Chiarelli  -  le arance dal Marocco sbarcano a Palermo a 30, 35 centesimi al chilo. Un prezzo che, grazie agli attuali dazi doganali, equivale più o meno a quelli applicati sulle arance siciliane. In futuro potrebbero arrivare a 17, 18 centesimi al chilo". Una corsa al ribasso insostenibile per i produttori dell'Isola. Discorso simile per i limoni, il cui prezzo al chilo potrebbe scendere, secondo Coldiretti, "a 15 centesimi al chilo contro i 30 attuali", e le zucchine, la cui quotazione precipiterebbe "anche a 40 centesimi contro i 90 centesimi di oggi".

Il Parlamento europeo, dopo le preoccupazioni espresse dalle associazioni di categoria e da alcuni settori dell'Ue, ha posto delle misure di salvaguardia per determinati prodotti sensibili, come fragole, pomodori, cocomeri e aglio. Nell'elenco non comparirebbero gli agrumi. "Sarebbe un fatto gravissimo  -  denuncia Chiarelli  -  la dimostrazione che i gruppi industriali del Nord Europa fanno lobby su quello che conviene a loro, riuscendo a difendere, ad esempio, i prodotti in serra olandesi".

La maggioranza dei politici europei approva l'accordo che, scrivono, "svolgerà un ruolo chiave per lo sviluppo economico e la stabilizzazione politica del Marocco, mentre creerà nuove opportunità per l'industria agricola della Ue". Non ci stanno, invece, i deputati dei Paesi mediterranei. In prima fila sul fronte del no, spagnoli e portoghesi. Lo stesso relatore del testo, il francese Josè Bovè, dei Verdi, contrario all'accordo, ha ritirato il suo nome dalla relazione. Mentre l'europarlamentare del Pdl, Giovanni La Via, lamenta "diverse defezioni tra i deputati italiani" al momento del voto. "Non si può difendere  -  accusa La Via  -  l'agricoltura di un Paese e di una regione a parole e poi non essere presenti al momento dei fatti".

Di "guerra tra poveri" parla Rosario Crocetta, europarlamentare del Pd, che ha votato no. "Una Germania che si scopre improvvisamente filomediterranea  -  afferma Crocetta  -  è riuscita ad imporre un accordo che favorisce le sue industrie a danno dell'agricoltura meridionale e dei consumatori marocchini". Nella risoluzione, il Parlamento Europeo si sofferma sulla necessità di "applicare rigorosamente i contingenti" e sull'obbligo per i prodotti non europei di "conformarsi alle norme dell'Unione in materia di misure sanitarie". Più controlli, dunque, anche per evitare frodi. Proprio su questi punti le associazioni di categoria chiedono, adesso, l'impegno del governo nazionale. Confagricoltura siciliana annuncia prossime manifestazioni di protesta a cominciare dall'1 marzo.
fonte: repubblica.it

OSPEDALE MUSCATELLO, GUERRA DI COMUNICATI: CARRUBBA vs. LOMBARDO!

Ancora schermaglie per tentare di salvare i reparti del Muscatello, Ginecologia-ostetricia e pediatria, destinati, per decreto assessoriale della Giunta regionale Lombardo, a essere trasferiti a Lentini, dove è stato inaugurato il nuovo, enorme (progettato oltre vent’anni fa) ospedale, in cima a un’acropoli fuori città: un ospedale, quello di Lentini, “tutelato” politicamente dal lentinese Gennuso, deputato regionale della lista Lombardo e, in qualche modo, dall’ex presidente alla Provincia, Bruno Marziano, del Partito democratico che è in Giunta con lo stesso Lombardo. Martedì 14 c’è stata una riunione in prefettura per tentare di trovare un accordo, per tentare di salvare la  “capra” di Lentini e i”cavoli” di Augusta, dove pure è stato  costruito un altro ospedale, mai entrato in funzione, costato fior di milioni di euro.  Il sindaco di Augusta, Carrubba, ha sempre sostenuto che per il  Muscatello occorreva seguire le vie legali e usava toni poco accesi, poco “vivaci” forse perché non ha il coraggio civile che dimostrò Giovanni Saraceno il 28 dicembre 1960, quando capeggiò la protesta popolare contro lo “scippo” del porto di Augusta o, forse perché aspirava a essere candidato alle prossime regionali nella lista MPA dello stesso Lombardo. Ora che questa seconda ipotesi sembra tramontata,   Carrubba sembra essersi svegliato dal torpore, usa toni “vivaci, minaccia reazioni dure e  lancia strali, come quello che vi trascriviamo, diffuso poco dopo la trasmissione di un altro comunicato-stampa, proveniente da Palermo. Carrubba afferma: “Solo per il rispetto del ruolo che ricopro e per la sede istituzionale che ha ospitato l'incontro” /cioè la prefettura, n.d.r./, “mi limito a definire tale comunicato ‘di part’", considerato che la nota riporta una ricostruzione «fuorviante» della riunione. Fermo restando che buona norma istituzionale, che evidentemente non tutti conoscono, imporrebbe che l'emanazione dei comunicati su incontri a cui hanno partecipato più enti andrebbe concordata nei contenuti, smentisco innanzitutto, per sgomberare il campo dagli equivoci, che ci sia stata mai una mia sottoscrizione in alcun cronoprogramma, in nessuna sua parte mi sono riservato di aderire nelle prossime 24-48 ore. Tale termine, su espressa richiesta dell'Assessorato regionale, deve servire per redigere il nuovo decreto assessoriale che dovrà sostituire il n°1377 del 25 maggio 2010, e all'Azienda Sanitaria di Siracusa, per integrare in maniera esaustiva il cronoprogramma, attesa la sua palese carenza, rispetto ai chiarimenti richiesti e alle istanze rappresentate dal sindaco di Augusta. Confermo che, in sede di riunione, ho ribadito ancora una volta che se prima non vengono attivati i reparti previsti in entrata, cosi come più volte promesso, a questo punto solo verbalmente dal presidente Lombardo e dall'Assessore Russo per arricchire e potenziare l'offerta sanitaria nel territorio, non darò mai alcun consenso al trasferimento in uscita di reparti. In particolare non può essere messa in discussione la permanenza del reparto di pediatria al Muscatello, atteso che può essere finanziato con i fondi della legge regionale relativi alle patologie connesse al territorio industriale”. Fin qui Carrubba. Domanda: Se come sindaco, responsabile della sanità nel Comune, può impedirei trasferimento del reparto di pediatria, perché non fa lo stesso con quello di ginecologia-ostetricia, stante che la situazione ambientale è la stessa per madri e figli? Lo stesso Carrubba può sempre appellarsi a quella legge regionale che prevede il potenziamento delle strutture sanitarie pubbliche che insistono nelle aree a crisi di rischio ambientale, cme appunto è quella di Augusta-Priolo-Melilli.
fonte: peppetringali.myblog.it

RIGASSIFICATORE: UN ALTRO INCONTRO AL “SAN BIAGIO”. PREVISTA LA PRESENZA DEL “GOVERNATORE” LOMBARDO


Dopo la presentazione a palazzo San Biagio del libro bianco , curato dalla locale sezione di Sinistra Ecologia e Libertà, SEL,  sul rigassificatore della Jonio-Gas nel porto di Augusta. ma in territorio di Melilli, le associazioni AugustAmbiente, Decontaminazione Sicilia e di Comitati No Rigassificatore di Priolo e di Melilli sono riusciti organizzare la promessa tavola rotonda su “Rigassificatore Ionio-Gas: requisiti di sicurezza in un’area a rischio di incidenti rilevanti” che avrà luogo il 18 febbraio nell’’auditorium di palazzo San Biagio di via Roma in Augusta, con inizio alle 16,30.  Relazioneranno autorevoli esperti, non di parte, dell’’Università e dell’Enea.  La conferenza è finalizzata allo scopo di acquisire pareri e valutazioni che servano a fugare o confermare i dubbi e le preoccupazioni delle popolazioni che con il rigassificatore dovrebbero convivere, mentre il ministro Passera rimprovera proprio la Sicilia per il mancato avvio dei rigassificatori.  Ecco il programma dettagliato della conferenza

Interventi:

17,00 prof. Vittorio MAZZA Socio onorario dell’’associazione GLIS (Isolamento e altre Strategie di Progettazione Antisismica, già Gruppo di Lavoro Isolamento Sismico)

17,15 prof. Nunzio SCIBILIA Docente di Ingegneria Civile e Ambientale all’Università Palermo e socio del GLIS

17,45 prof. Alessandro MARTELLI Direttore Centro Ricerche ENEA di Bologna, docente di ingegneria sismica nei corsi di dottorato in Ingegneria Civile, Ambiente e Territorio, Edile e in Chimica del Politecnico di Bari e Presidente del GLIS

18,30 On. Dott. Raffaele Lombardo Presidente Regione Sicilia

19,00 Domande brevi e programmate ai relatori.

Moderatore: Avv. Mario Michele Giarrusso Rappresentante Fondazione Antonino Caponnetto
fonte: peppetringali.myblog.it

Il Sindaco Carrubba Confessa un Piccolo Fallimento


Oggi il Sindaco Carrubba ha pubblicamente confessato di aver finalmente capito di essere stato raggirato, preso in giro dal Governatore Lombardo, dall’Assessore Russo e dal Direttore generale dell’ASP Maniscalco. Così ha annunciato con i suoi soliti toni da guerriero verbale che, sentendosi libero da qualsivoglia vincolo di correttezza istituzionale, da lunedì prossimo guiderà personalmente l’ultima disperata battaglia in difesa dell’Ospedale; una sorta di Alamo dinanzi allo strapotere dei Messicani.
Gli ho espresso subito il mio personale apprezzamento per la sua pur tardiva resipiscenza e, con il senso di responsabilità che deve riconoscersi sia a L’Altra Augusta che al P.d.L., ho annunciato che doverosamente lunedì sarò a fianco del sindaco di Augusta per il bene della Città e nell’interesse di tutti gli Augustani. Ed in questo senso invito gli amici del mio partito, il P.d.L,. e di L’Altra Augusta a fare altrettanto.
Ma sarò a fianco del sindaco di Augusta, non a fianco di Massimo Carrubba.
Non è una contraddizione poiché una cosa è l’istituzione “sindaco” che, rappresentando tutta la Città, deve essere sostenuta e collaborata; un’altra cosa, assai distinta, è il politico Massimo Carrubba.
Non posso infatti concedergli di aver capito solo ora che lo stavano prendendo in giro; non glielo posso concedere perché un politico della sua avvedutezza ed esperienza non poteva non accorgersi (e non abbiamo perso occasione per aprirgli gli occhi) della pervicace coerenza con la quale il duo Lombardo-Russo ha concepito e sta portando avanti con metodicità elefantiaca (uso le stesse parole di Carrubba) il disegno criminoso ai danni di Augusta, dei suoi abitanti e di quelli del suo comprensorio; non poteva non accorgersi che ogni loro parola, insieme a quelle mielose ed ossequienti di Maniscalco, erano pure illusioni per gonzi più o meno consenzienti. 
Allora delle due l’una: Carrubba è un povero ingenuo incapace di sostenere il confronto con gli interlocutori istituzionali? e vuol dire che non è degno né della carica oggi ricoperta né di qualsiasi altra carica cui possa ambire (cioè ha fatto danni alla Città ed altri ne potrebbe fare); oppure, come peraltro la ambiguità dei suoi atteggiamenti e comportamenti potrebbe far sospettare (e a sospettare, se si fa peccato, tuttavia spesso si indovina), deliberatamente ha giocato la partita con due mazzi di carte nel tentativo di non scontentare nessuno, specialmente i suoi potenziali elettori di Lentini e dintorni, con le conseguenze che però sono sotto gli occhi di tutti.
Nel qual caso la posizione di Carrubba è ancora più equivoca per cui oggi, quando la situazione appare irrimediabilmente compromessa, non può venire a chiedere quel sostegno personale che non merita. 
Uniti per Augusta sì, ma fessi no.
fonte: Enzo Inzolia "L'Altra Augusta"

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